Il complottismo contemporaneo, nelle sue versioni più diffuse, ci racconta questo: viviamo in una Matrix. Una simulazione. Un ambiente artificiale. Una prigione percettiva gestita da entità superiori, o comunque da “qualcuno” in grado di orchestrare le nostre esistenze in un progetto che va avanti da millenni. Ci tengono confinati dentro un sistema chiuso.
Questa narrativa viene talvolta collegata anche alle traduzioni delle tavolette sumere emerse tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, reinterpretate in chiave moderna come testimonianza di un’antica manipolazione dell’umanità.
Tutto ciò può essere. Non è questo il punto.
Il punto è un altro, molto più sottile:
perché diamo per scontato che, se fosse una Matrix, sarebbe una prigione?
La contraddizione nascosta
Se davvero fossimo in una prigione perfetta, lo sapremmo?
L'esempio dell’acquario:
Se creo un ecosistema stabile, coerente, autosufficiente, con piante vere, equilibrio biologico, nutrimento regolare, temperatura controllata, i pesci non sospetteranno mai il vetro. Per loro quello è il mondo.
E allora nasce la domanda che raramente viene affrontata fino in fondo:
se noi sospettiamo il vetro… chi ci ha dato il sospetto? Da dove arriva?
Ma qui si apre una biforcazione logica con domande necessarie:
Il complottismo sceglie quasi sempre la prima opzione. O forse non sceglie, semplicemente la accoglie e la dà per scontata.
Ma è pur sempre una scelta e questa implica una contraddizione enorme.
Perché stiamo parlando di entità capaci – secondo l’ipotesi – di progettare un universo coerente, generare coscienza o impossessarsene deliberatamente, orchestrare fisica, biologia, storia, linguaggio… e poi non sarebbero in grado di sigillare le “falle informative”?
È una sottovalutazione dei presunti carcerieri?
A meno che quei glitch non siano errori.
Ma funzioni.
Le dottrine antiche non parlano di allevamento
Qui emerge un altro elemento decisivo e assolutamente da integrare o da ricordare.
Le prime grandi interpretazioni della realtà non nascono nel Novecento, ma nelle dottrine antiche.
E cosa dicono?
Nell’induismo, la Māyā non è una fattoria energetica. È un velo percettivo, una potenza cosmica che permette l’esperienza.
Nel buddhismo, il samsara non è un allevamento. È un ciclo condizionato dall’ignoranza e dall’attaccamento.
Nello gnosticismo antico, il mondo materiale può essere imperfetto, ma non viene descritto come una stalla cosmica dove entità si nutrono delle anime.
In nessuna di queste grandi visioni classiche emerge in modo centrale l’idea di un’umanità allevata per nutrimento.
Il mondo è:
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scuola
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teatro
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prova
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illusione pedagogica
-
campo evolutivo
Non fattoria.
L’idea dell’allevamento energetico è una costruzione molto più recente, che prende forma nell’esoterismo moderno, nella fantascienza, in alcune reinterpretazioni delle traduzioni sumere e nell’immaginario post-industriale del controllo.
È interessante notare che questa narrativa emerge pienamente in un’epoca segnata da industrializzazione, allevamento intensivo, capitalismo finanziario e sistemi produttivi di massa. L’immaginario cosmico inizia a riflettere quello economico.
Proiettiamo verso l’alto ciò che viviamo in basso. Proiettiamo ciò che siamo noi, infatti:
L’analogia con l’allevamento umano
Molti sostengono: “Loro fanno a noi ciò che noi facciamo agli animali.”
Ma qui l’analogia si incrina.
Perché dentro l’umanità stessa esiste una corrente crescente che rifiuta l’allevamento animale per motivi etici.
Se l’evoluzione implica espansione della coscienza, maggiore empatia, maggiore sensibilità, allora l’etica si amplia, non si restringe.
E allora chiedo coerenza.
Se parliamo di entità “superiori”, cosa intendiamo per superiori?
Per chi ha una visione olistica, “superiore” implica anche espansione dell’amore, non solo potere.
Non è impossibile. Ma non è la più coerente. Richiede maggiore sforzo per essere integrata all'Amore cosmico. Infatti:
vedo una contraddizione interna al mondo olistico.
C’è un altro nodo interessante.
Molti ambienti olistici parlano di:
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espansione della coscienza
-
innalzamento vibrazionale
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amore cosmico
-
unità
E poi, nello stesso tempo, adottano la narrativa dell’allevamento predatorio.
Ma se le entità che gestiscono il sistema sono superiori, evolute, avanzate… perché dovrebbero comportarsi come predatori primordiali?
Se sono davvero “più avanti”, perché dovrebbero essere meno etiche di una parte dell’umanità che già oggi rifiuta la violenza verso gli animali? Se è davvero così riflettono la parte meno evoluta di noi, ci fanno da specchio. Perché se noi siamo legittimati a sfruttare gli animali in modi orribili, lo sono anche loro. La gazzella non giudica il leone, scappa e basta. Noi invece ci sentiamo vittime. Perché se siamo anche predatori?
Qui infatti non si tratta di negare la Matrix.
Si tratta di chiedere coerenza nel capire davvero cosa possa essere.
E se fossero maestri?
Proviamo un ribaltamento.
E se noi non fossimo detenuti, ma atleti/allievi?
L’ostacolo non è sadismo. È possibilità di sviluppo.
E c’è un ulteriore passaggio: oggi molti ricercatori tentano di rileggere anche le tradizioni originarie forzandole entro lo schema Matrix/Prigione/Allevamento, come se il paradigma predatorio fosse diventato la lente obbligatoria attraverso cui interpretare ogni mito.
Non potrebbe essere un sistema che include il limite, il dubbio, la frustrazione, la difficoltà… non per nutrirsi di noi, ma per stimolare espansione.
Se il sistema fosse davvero totale, il dubbio non dovrebbe rientrare nella sua architettura. Infatti forse il sospetto non è frutto di una fuga accidentale, ma un livello previsto.
Il sospetto potrebbe essere così indotto non da un loro errore ma da una loro intenzione perché crea in noi una reazione che ci porta al risveglio. A un livello successivo.
La vera domanda
Forse la vera ingenuità non è credere nella Matrix.
Forse la vera ingenuità è credere che, se esiste, sia contro di noi.
Nel libero arbitrio, questa possibilità può apparire anche come negativa, come ribellione, come fuga. Ma ciò che percepiamo come rottura potrebbe essere, semplicemente, una soglia prevista.
Qui possiamo andare ancora oltre: se il sistema include libertà, allora include anche la possibilità di interpretarlo come ostile e di scegliere come interpretarlo. La percezione di negatività potrebbe essere una fase evolutiva. La “ribellione” potrebbe essere un passaggio interno, non un bug.
Il fatto stesso che possiamo porci queste riflessioni dovrebbe renderci più cauti prima di adottare la narrativa della vittima cosmica.
E forse il vetro dell’acquario non è una condanna.
È una soglia.
Le antiche civiltà vivevano in un cosmo ordinato, gerarchico, simbolico.
La modernità vive in un cosmo sospetto, meccanico, competitivo.
La narrativa cosmica riflette sempre l’immaginario dell’epoca.
E se il vero risveglio non fosse evadere dalla Matrix, ma comprenderne il senso?
Nel mio saggio GENESI INVERSA attribuisco deliberatamente un'interpretazione spirituale a tutta la narrazione di Zecharia Sitchin sulle tavolette sumere. Il risultato è un'ipotesi che ribalta la visione complottista dando un significato completamente diverso a tutti gli eventi storici che ci riguardano.

👏👏👏🙏
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