Potrebbe esistere una frattura tra evoluzione biologica ed evoluzione culturale?
La teoria dell’evoluzione di Darwin descrive l’adattamento progressivo delle specie all’ambiente. Tuttavia, osservando l’essere umano moderno, emerge un dubbio filosofico interessante: siamo davvero diventati biologicamente “superiori”, oppure abbiamo semplicemente sostituito l’evoluzione naturale con quella culturale? E se sì, cosa comporta ciò?
L’essere umano, rispetto alle altre specie, ha sviluppato linguaggio, tecnologia, filosofia, religione, arte e civilizzazione. Da questo punto di vista, la nostra evoluzione è evidente. Ma si tratta soprattutto di un’evoluzione culturale, non biologica.
Anzi, sotto alcuni aspetti, sembra quasi che abbiamo perso capacità naturali che molte specie animali possiedono ancora o che, apparentemente, hanno sviluppato molto velocemente.
Un esempio semplice: porto il mio cane vicino a un fiume. Lui beve l’acqua senza conseguenze. Se la bevo io, rischio seriamente di stare male. Lo stesso vale per il cibo: molti animali possono mangiare carcasse, carne contaminata o sostanze che per noi sarebbero estremamente pericolose.
La domanda allora è inevitabile:
se siamo biologicamente più evoluti, perché in molti casi siamo anche più fragili della nostra versione di appena duecento anni fa?
Naturalmente qualcuno potrebbe obiettare che la civilizzazione ci ha progressivamente allontanati da certe condizioni naturali. Abbiamo iniziato a filtrare l’acqua, sterilizzare il cibo, vivere in ambienti controllati. E quindi il nostro organismo si sarebbe “disabituato”.
Questa spiegazione è plausibile. Ma proprio qui emerge un punto difficile da ignorare.
Negli ultimi duecento anni abbiamo contaminato acqua, aria e alimentazione a una velocità impressionante. In questo stesso arco di tempo relativamente breve, l’essere umano sembra essersi rapidamente disabituato al contatto diretto con gli ambienti naturali: acqua non trattata, batteri naturali, decomposizione organica, ecosistemi non sterilizzati.
Eppure moltissime specie animali continuano a vivere negli stessi ecosistemi alterati dall’uomo. Continuano a bere acqua naturale, a nutrirsi di materia biologica contaminata, a sopravvivere in ambienti che per noi risultano sempre più ostili. E anche questo sembrerebbe essere avvenuto nello stesso breve arco temporale: circa duecento anni
Ed è qui che nasce un apparente paradosso.
Se l’essere umano si è “disabituato” biologicamente in appena poche generazioni, come hanno fatto altre specie ad adattarsi così rapidamente allo stesso deterioramento ambientale?
La velocità delle due dinamiche, sebbene opposte, sembra sproporzionata:
noi perdiamo tolleranza naturale molto rapidamente,
mentre molte specie sembrano conservarla o riadattarla sorprendentemente in fretta.
Credo che il problema si nasconda nel fatto che l’evoluzione culturale e quella biologica hanno una radice diversa, forse opposta e forse indotta.
La cultura umana corre rapidamente:
tecnologia, medicina, città, industria, sistemi artificiali.
Il corpo biologico invece evolve lentamente, attraverso tempi enormemente più lunghi.
La cultura evolve, la biologia si adatta, almeno questo è ciò che si può osservare nel breve periodo.
A questo punto si aprono inevitabilmente anche ipotesi più speculative e filosofiche.
Alcune antiche tradizioni, come anche certe interpretazioni delle tavolette sumere, sostengono che l’essere umano possa essere stato modificato geneticamente o “progettato” da una civiltà superiore. Secondo queste visioni, i nostri limiti biologici e ancor più gli sviluppi culturali, non sarebbero casuali, ma parte di un percorso evolutivo spirituale: vulnerabilità, fatica, necessità e difficoltà diventerebbero strumenti di crescita interiore. Cultura e fliosofia sarebbero invece gli strumenti attraverso cui superare quei limiti.
Forse l’evoluzione non è una linea retta.
Forse ogni conquista comporta anche una rinuncia.
Forse alcune vulnerabilità sono funzionali a un altro tipo di evoluzione.
Riamando al mio saggio GENESI INVERSA dove affronto e approfondisco la tematica partendo da una interpretazioen spirituale delle traduzioni delle tavolette sumere.
Davide Ragozzini per Maestro Silenzio Edizioni

