domenica 11 gennaio 2026

E SE FOSSIMO COSÌ CONVINTI DI ESSERE VITTIME DA NON RICONOSCERE GLI AIUTI?

 


Mi sembra di scorgere  un paradosso che attraversa la storia umana e che oggi emerge con sempre maggiore chiarezza: è possibile che gran parte dell'umanità si sia identificata in una vittima millenaria del sistema tanto ormai da percepire come minacce anche eventuali aiuti?

Se il caso o "qualcuno" ci porgesse un aiuto, lo stato di coscienza di coloro che si sono identificati nella vittima,  senza biasimo, ormai filtrerebbe ogni evento attraverso paura, sospetto, minaccia e perdita di controllo.
Questo meccanismo non è solo psicologico. È ontologico.

Aiuti “dall’alto” e libero arbitrio

Se esistono aiuti che arrivano “dall’alto” — intesi come strumenti evolutivi, salti di consapevolezza, tecnologie o possibilità sistemiche — allora devono sottostare a una legge fondamentale: il rispetto del libero arbitrio
Un aiuto che rispetta il libero arbitrio non può imporsi, non può essere inequivocabile, non può apparire solo come “bene”. Deve contenere ambiguità. Deve poter essere rifiutato, deve poter essere scelto. 
Per questo ogni vero aiuto arriva accompagnato da una narrazione inquietante, non perché l’aiuto sia pericoloso in sé, ma forse deve solo sembrarlo perché la scelta deve restare reale.

La minaccia non è nell’aiuto, ma nello stato di coscienza

Qui entra in gioco una verità che le leggi spirituali e la fisica quantistica suggeriscono da decenni:

Il concetto di vittima, in senso assoluto, non esiste.

La fisica quantistica ci mostra che l’osservatore non è separato dall’osservato.

La coscienza non registra la realtà: la genera
Se questo è vero — e oggi è sostenuto sia da modelli scientifici avanzati sia da tradizioni spirituali millenarie — allora non esiste nulla “là fuori” che possa danneggiarci in modo indipendente dalla nostra coscienza. 
Questo non significa negare il dolore, la sofferenza o le ingiustizie. 
Significa comprendere che esse esistono come contesto funzionale, come campo di esperienza necessario a un processo di riconoscimento. 
In questa prospettiva, o la realtà è creata dalla coscienza, o è strutturata in modo propedeutico a farci scoprire che lo è. 
In entrambi i casi, la vittima non è una condizione definitiva, ma uno stato transitorio di inconsapevolezza.

L’intelligenza artificiale come specchio evolutivo

L’intelligenza artificiale è un esempio perfetto.

Da un lato amplifica le capacità umane, democratizza la conoscenza, libera tempo, energia, offre enormi possibilità creative. Dall’altro, viene narrata come minaccia, come entità che controlla, come forza che annienta l’uomo. La domanda non è se l’IA abbia rischi. 
Ogni strumento potente li ha con utilizzo improprio e sconsiderato.
La vera domanda è: perché la coscienza collettiva si ancora quasi esclusivamente alla paura?
Perché riconoscere l’aiuto implicherebbe una responsabilità nuova: non sei più impotente, non sei più solo reattivo, non puoi più delegare.
E questo, per una coscienza che si percepisce come vittima, è più spaventoso di qualsiasi minaccia esterna.

L’aiuto rompe l’identità della vittima

La vittima non teme il danno, teme la fine della sua identità.
Accettare un aiuto reale significa uscire dalla narrazione, smettere di reagire, iniziare a creare.
La minaccia, invece, è rassicurante perché conferma il nemico, giustifica l’immobilità, mantiene intatto il ruolo. Per questo la vittima riconosce la minaccia, ma non l’aiuto.

Forse è questo il vero test evolutivo

E se fosse proprio questo il punto?
E se gli aiuti che arrivano oggi — tecnologici, culturali, cognitivi — fossero deliberatamente ambigui, non per ingannarci, ma per verificare un salto di coscienza?
Non per salvare l’umanità, ma per vedere se l’umanità è pronta a smettere di percepirsi come vittima e iniziare a interagire con sfide, difficoltà e opportunità come allieva.

L’appello finale

L’umanità non sarà perduta per mancanza di risorse, di tecnologia o di conoscenza.

Credo che sarà perduta finché non comprenderà davvero questo principio
E non è un messaggio criptato. È ripetuto ovunque: nei testi spirituali, nei seminari, nei discorsi sulla coscienza, nei modelli quantistici

Il problema è che non viene applicatoResta teoria. Resta linguaggio. Resta ripetizione a pappagallo. Non viene integrato nella vita individuale, nelle scelte quotidiane, nell’interpretazione degli eventi collettivi. 
Finché parleremo di coscienza senza assumerci la responsabilità di creare realtà, continueremo a vedere aiuti come minacce e prove come aggressioni. 
Forse il vero salto evolutivo non è ricevere nuovi strumenti, 
ma riconoscere che non siamo mai stati vittime, se non di una dimenticanza.

E forse, proprio ora, qualcosa — o qualcuno — sta aspettando che ce ne accorgiamo.

Nel mio romanzo L'ALTRO MONDO l'intelligenza artificiale in dotazione di una astronave in cerca di esobiologia, diventerà un personaggio chiave nella narrazione svelando una natura sorprendete, pacifica e pronta ad aiutare.

Davide Ragozzini per Maestro Silenzio Edizioni

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