lunedì 5 gennaio 2026

UN BEL GIOCO DURA POCO? Riflessioni su lavoro, svago e senso della vita


“Un bel gioco dura poco.” Quante volte abbiamo sentito questo detto? Suona innocuo, quasi un consiglio scherzoso, eppure se ci fermiamo a riflettere, emerge come un vero e proprio messaggio culturale. Un messaggio che, in fondo, ha plasmato il modo in cui pensiamo al lavoro, allo svago e persino al senso della vita.

Proviamo a smontarlo un attimo. Da un passato in cui lavorare significava sopravvivere, siamo passati a un concetto implicito per cui meno ci divertiamo e più ci dedichiamo al lavoro, meglio è. Ma cosa è davvero il lavoro? È necessario lavorare così tanto, fino al punto da considerare il divertimento, l’arte e lo svago come qualcosa da limitare o addirittura da colpevolizzare?

Se guardiamo ai bisogni essenziali dell’uomo, ci accorgiamo che la struttura attuale dell’attività lavorativa non è indispensabile per la mera sopravvivenza. Essa è invece necessaria al mantenimento di un sistema economico che, paradossalmente, ha come obiettivo se stesso e non i bisogni reali degli esseri umani. Produciamo in surplus, accumuliamo, misuriamo ricchezza e produttività, ma quanto di tutto ciò serve davvero per vivere pienamente?

E qui entra in gioco un’ipotesi sempre più presente nel dibattito contemporaneo: forse “qualcuno” ci ha privato di tecniche e forme di energia potenzialmente illimitate e gratuite. Scienziati e inventori come Ettore Majorana e Nikola Tesla hanno mostrato, in modi diversi, che era possibile immaginare una produzione e un’organizzazione della vita non più basata sulla lotta per la sopravvivenza, ma sulla collaborazione con gli elementi, sulla libertà creativa e sulla cura dell’anima.

Se è vero che la realtà ci ostacola realmente, allora forse “meno ci si diverte, meglio è” può avere un senso di sopravvivenza. Ma se, come sembra, il vero ostacolo è stato costruito da una struttura produttiva che ha perso il suo vero focus, allora tutto cambia. In questa prospettiva, un bel gioco non solo non è superfluo, ma diventa essenziale, al pari della sopravvivenza. Nutrire l’anima, attraverso arte, svago e piacere, diventa un dovere di una società adulta e responsabile, così come nutrire il corpo è un dovere naturale.

Un mondo maturo non avrebbe bisogno di slogan come “un bel gioco dura poco”, perché sa già, senza che glielo ricordino, che dopo il soddisfacimento dei bisogni primari è necessario prendersi cura del secondo livello: quello dell’anima, della creatività e della gioia.

Conclusione: in una versione più sana del nostro mondo, un bel gioco dura quanto se ne ha voglia. E forse è proprio da qui, da questo equilibrio tra corpo e anima, lavoro e svago, che una società può definirsi veramente adulta.

Nel mio saggio IL MONDO IN CUI VIVIAMO ho dedicato un capitolo al lavoro e alla necessità di smettere di dedicarsi a esso nel modo in cui viene fatto. Nel mio saggio GENESI INVERSA, affronto il lavoro come una struttura e un'istituzione introdotta da coloro che sembra ci abbiamo creato,  attraverso le ipotesi che emergono dalle traduzioni delle tavolette sumere.

Davide Ragozzini per Maestro Silenzio Edizioni

UN BEL GIOCO DURA POCO? Riflessioni su lavoro, svago e senso della vita

“Un bel gioco dura poco.” Quante volte abbiamo sentito questo detto? Suona innocuo, quasi un consiglio scherzoso, eppure se ci fermiamo a ...