La prova silenziosa: cosa significa chiedere senza pretendere?
C’è un gesto che, da solo, può sembrare insignificante. Una domanda inviata, una richiesta di dialogo, un atto trimestrale che non cerca scontro, consenso ma riconoscimento. Eppure, proprio nella sua apparente semplicità, questo gesto potrebbe racchiudere tutto il senso di una libertà profonda, definitiva, oltre gli schemi conosciuti. Oltre gli schemi conosciuti.
Il 6 gennaio 2026 ho inviato la mia prima richiesta di dialogo individuale per una secessione pacifica. Non come leader, non come capo di un movimento, ma come individuo pienamente consapevole dei propri diritti e delle proprie responsabilità in Legge Naturale. Ogni tre mesi, questa richiesta si ripete. Non perché io creda che il sistema risponderà, non perché desideri un ritorno immediato, ma perché questo atto è il mio percorso: un gesto libero, misurato, consapevole. È la risultante di un percorso di studio e di relazione tra spiritualità, complottismo, filosofia ontologica, ricerca della Libertà.
Ciò che è interessante non è la risposta del sistema, ma la risposta di chi osserva. Ciò che per me è importante è la profonda consapevolezza che questo atto, questa iniziativa è tutto ciò che posso fare nella ricerca della libertà all'interno di ciò che mi sembra di aver compreso del contesto in cui siamo immersi tutti. Immediatamente ho creato una chat (Chiediamo e ci sarà dato - Telegram - https://t.me/+-dpChrE1eRsyOWM0 ) per condividere questo percorso. Ad oggi - 14 febbraio 2026 - conta una trentina di iscritti spontaneamente. E qui accade qualcosa di curioso: nessuno interagisce. Nessuna domanda, nessuna proposta, nessuna reazione, nessuna condivisione. È silenzio. E questo silenzio non è vuoto: un fenomeno degno di attenzione. Almeno per me.
Perché il silenzio stesso racconta qualcosa a chi è abituato ad ascoltarlo, a interpretarlo e a estrarre da esso domande. Ecco qual è al mia domanda: se dicesse che la vera via d’uscita è invisibile a chi ancora non è del tutto uscito dai vecchi schemi? Potrebbe essere che chi è abituato ai movimenti tradizionali di autodeterminazione, alle ribellioni collettive, alla protesta, alla lotta e che in qualche modo ha ancora bisogno di un nemico da combattere, fatica a riconoscerla? Se la Libertà non fosse riconoscibile, perché potrebbe vibrare fuori dai vecchi schemi, avrebbe un'impronta energetica diversa dal conosciuto e la sua novità mette inerte chi vi si avvicina senza una preparazione interiore. Questa è un'interpretazione spirituale di questi concetti, non la Verità, tuttavia affermo onestamente e coraggiosamente che è la mia Verità.
Come disse George Carlin, con ironia perfetta: “La prova che nell’universo c’è vita intelligente , è il fatto che non ci hanno ancora contattato.” La battuta è comica, eppure porta con sé una lezione filosofica: ciò che non reagisce non è necessariamente inesistente o sbagliato. A volte, ciò che è davvero potente si manifesta attraverso il silenzio, non attraverso il rumore e l’azione immediata. Oppure a volte, attraverso il silenzio si manifesta qualcos'altro ancora. E qui arriva il mio parallelismo: La prova che Chiediamo e ci sarà dato è la Vera via d'uscita dal sistema, potrebbe essere che al momento sembra non funzionare nel collettivo, perché incredibilmente silente?
Questo gesto, il mio atto, è libero da aspettative esterne. Non chiede nulla al popolo, non pretende nulla, non si dichiara in opposizione, neanche con le diffuse iniziative di autodeterminazione esistenti. Per me è un passo avanti, nel rispetto dei limiti della mia percezione, della mia responsabilità, della mia consapevolezza. È un atto che ha valore perché parte dal mio riconoscimento della realtà, così com’è, e dalla mia volontà di agire senza coercizione, senza conflitto, senza imposizione. Eppure non posso fare a meno di notare che chi si è iscritto spontaneamente all'unico strumento che lo rappresenta, (che io sappia) sia incredibilmente fermo. Molti ne escono subito appena entrati, paradossalmente vorrei vedere uscire tutti quelli entrati, ci vedrei molta più coerenza. Ciò non toglierebbe nulla al mio percorso, alle mie interpretazioni della realtà che fanno nascere tutto questo. Anzi, in qualche modo lo rafforzerebbe perché sono anche convito che l'Universo, la vera forza emancipativa non la pubblica, la insinua. E credo che sono pochi che sanno davvero ascoltare l'Alito Creativo. Perdonatemi ma è ciò in cui credo. Me ne assumo la responsabilità verso me stesso, e solo verso me stesso perché non accuso e non giudico nessuno, sto solo portando alla luce quello che a me sembra un fenomeno degno di nota.
In definitiva, questo testo è un invito alla riflessione. A chiedersi: quanto delle nostre azioni, dei nostri movimenti, delle nostre ribellioni, sono davvero libere? Quanto invece sono inserite in schemi conosciuti e accettati, anche inconsapevolmente? La prova che questa iniziativa possa essere la vera via d’uscita potrebbe essere proprio che non funziona come altre apparentemente simili, che non provoca il rumore, la reazione e l'identificazione immediata a cui siamo abituati.
E forse, qui, in questo silenzio, c’è la risposta più grande: la libertà forse non si manifesta a tutti, perché è un'energia potentissima e credo che bisogna esserne all'altezza. Personalmente non so se io e Chiediamo e ci sarà dato siamo all'altezza, onestamente penso che ci si avvicina, ma non posso affermarlo come verità, ma è la mia verità pronta ad essere messa in discussione, ma non davvero da un silenzio che al contrario, in me, la conferma.
Davide Ragozzini

Nessun commento:
Posta un commento