Le costellazioni familiari e lo psicodramma nascono in contesti diversi, con linguaggi differenti, ma condividono una struttura profonda sorprendentemente simile.
Entrambe non si limitano a “raccontare” una storia: la mettono in scena. Ed è proprio questa messa in scena che le rende strumenti potenti non solo di comprensione psicologica, ma anche di lettura simbolica della vita stessa.
Origini e contesti
Lo psicodramma, sviluppato da Jacob Levy Moreno nella prima metà del Novecento, nasce come metodo terapeutico e sociale. Moreno parte da un’intuizione radicale: l’essere umano non è solo un narratore di sé, ma un attore. Le dinamiche interiori, i conflitti, i traumi e i desideri si manifestano attraverso ruoli che vengono agiti, spesso inconsapevolmente, nella vita quotidiana.
Le costellazioni familiari, formalizzate da Bert Hellinger nella seconda metà del Novecento, emergono invece dall’incontro tra psicoterapia, osservazione sistemica e antropologia. Qui il focus non è tanto il singolo individuo, quanto il campo relazionale: la famiglia come sistema, con le sue leggi implicite, le sue esclusioni, i suoi irretimenti.
Similitudini strutturali
Nonostante le differenze teoriche, entrambe le pratiche condividono alcuni elementi fondamentali:
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uno spazio scenico (la stanza, il cerchio, il “campo”)
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dei rappresentanti o attori
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una dinamica che emerge senza essere completamente pianificata
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un osservatore (il conduttore, ma anche il partecipante stesso)
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una trasformazione che non avviene solo sul piano cognitivo, ma esperienziale
In entrambi i casi, ciò che conta non è tanto l’interpretazione razionale immediata, quanto ciò che si manifesta attraverso il corpo, il movimento, la relazione nello spazio.
Differenze di approccio
Lo psicodramma lavora prevalentemente sul ruolo: il soggetto entra nella scena, interpreta se stesso o l’altro, può scambiare ruoli, rivedere copioni, sperimentare nuove possibilità d’azione. È un lavoro dinamico, creativo, fortemente orientato all’espressione.
Le costellazioni familiari, invece, tendono a ridurre l’intervento attivo dell’Io. Qui il soggetto osserva ciò che emerge nel campo, lasciando che i movimenti sistemici rivelino dinamiche profonde spesso invisibili alla coscienza ordinaria. È un lavoro più contemplativo, meno “volitivo”.
Eppure, sotto la superficie, il meccanismo è affine.
La metafora della vita
Se ci spostiamo dal piano tecnico a quello simbolico, emerge una lettura potente:
la vita stessa funziona come una scena.
C’è un tappeto, uno spazio in cui agiamo: la famiglia, la società, il lavoro, le relazioni.
Dentro questo spazio interpretiamo dei ruoli: figlio, genitore, vittima, salvatore, ribelle, escluso. Li agiamo spesso senza sapere perché, convinti che “siamo fatti così”.
Ma esiste anche un altro livello.
C’è un Me stesso che osserva, che può uscire dalla scena, guardare il gioco dall’esterno, riconoscere i copioni che sta recitando.
Questo osservatore non nega l’esperienza, non la combatte: la comprende.
Ed è qui che avviene qualcosa di cruciale.
Osservare per riprogrammare
Sia nello psicodramma che nelle costellazioni, la trasformazione non avviene nel momento dell’azione cieca, ma quando si crea una distanza consapevole tra:
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chi agisce
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e chi osserva l’azione
Questa distanza non è dissociazione. È coscienza.
Quando vedo il mio ruolo, quando riconosco che sto recitando una parte appresa — familiare, culturale, sistemica — nasce la possibilità di una scelta diversa nella scena successiva.
Non cambio il passato.
Non nego il sistema.
Ma mi riprogrammo.
Dalla terapia alla vita
Letti così, psicodramma e costellazioni non sono solo strumenti terapeutici, ma mappe esistenziali.
Ci mostrano che:
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la realtà è una scena
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l’identità è un ruolo
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la coscienza è l’osservatore
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la libertà nasce nel momento in cui riconosco tutto questo
Forse il vero lavoro non è “aggiustare” la scena, ma imparare a muoverci tra scena e osservazione.
Entrare, uscire, comprendere, e poi tornare ad agire — ma da un livello diverso.
Ed è in questo movimento che, passo dopo passo, la vita smette di essere solo qualcosa che ci accade…
e diventa qualcosa che possiamo finalmente abitare consapevolmente.
Davide Ragozzini per Maestro Silenzio Edizioni

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